CONFRONTO FRA CINA E GIAPPONE CON L’OCCIDENTE

CONFRONTO FRA CINA E GIAPPONE CON L’OCCIDENTE

Kim Jong Un

Kim Jong Un

Indubbiamente Cina, Giappone e Corea del Nord sono fra i principali attori della politica globale asiatica verso il mondo occidentale. Nuovi giochi di potere in Asia, da sempre, però, il settore strategico più importante per gli USA

Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini

Nel settembre 2017 la Cina annuncia l’inaugurazione della nuova base militare a Gibuti e avvia contestualmente le esercitazioni, svolte – secondo quanto riportato dalla televisione di Stato cinese Cctv, – “in pieno deserto a una temperatura di circa 40°, con blindati e uomini in assetto di guerra”. L’obiettivo è “rinforzare la capacità di combattimento e le tecniche belliche”. Per Pechino il nuovo presidio militare ha lo scopo di sostenere le operazioni di Peacekeeping dei Caschi Blu ONU in Africa, prestare assistenza ai propri cittadini e fornire un servizio di scorta alle proprie navi commerciali. Ma più di tutto l’interesse di Pechino per Gibuti è legato al progetto della Nuova Via della Seta che proprio a Gibuti (dove sono presenti anche molti altri Paesi con proprie basi) ha uno “snodo” fondamentale.

1. L’ASEAN.

L’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) celebra nel novembre successivo a Manila il suo cinquantenario. La conferenza dei dieci Paesi della regione è anche l’occasione per una serie di Vertici paralleli con altre Nazioni, in particolare Cina e Giappone, e per la prima volta l’Unione Europea, interessata soprattutto alla cooperazione contro il terrorismo e alla radicalizzazione.

“L’ASEAN guarda all’Europa sia per cosa fare, sia a cosa non fare”, dichiara il Segretario generale dell’Associazione, Le Luong Minh, riferendosi alla Brexit e alle conseguenze che comporta avere un membro riluttante in un club internazionale che aspira a diventare una vera e propria comunità basata su tre pilastri –economico, sociale e di sicurezza – entro il 2020. Un’iniziativa economica che il Vertice decide di rilanciare con il Partenariato economico comprensivo regionale (RCEP), che dovrebbe riassumere e uniformare i trattati di cui l’ASEAN è parte nella regione, creando così una grande zona commerciale. Infatti, sul piano della politica commerciale, l’ASEAN, a differenza dell’EU, non ha l’esclusiva nelle trattative verso l’esterno. Per questo, i vari membri sono legati alle economie straniere da una rete di decine di contatti. Il RCEP è stato la risposta al Partenariato transpacifico a guida americana, che comprendeva solo alcuni membri dell’ASEAN e rischiava di spezzare l’Associazione. Ma ora che il presidente USA Donald Trump ha ritirato gli USA dal TTP, questo è sull’orlo del disastro e è attaccato solo ai tentativi disperati del premier giapponese Shinzo Abe di mantenerlo in vita in formato ridotto fino a un eventuale ritorno americano. L’interesse è fissare standard che possano pesare in futuro sulla Cina, che avrebbe invece maggiore interesse a conquistare libertà di manovra nel fissare i propri requisiti nel RCEP, di cui gli USA sono parte. Dietro il RCEP molti esperti di relazioni internazionali vedono proprio l’influenza cinese per il suo peso economico. Con l’accordo sulla protezione dei lavoratori migranti, firmato nel corrente mese, gli Stati membri s’impegnano a istituire degli strumenti di tutela per i lavoratori migranti, escludendone però gli irregolari. Il Perché lo ha chiarito Minh: il principio del consenso è la base dell’ASEAN, “se un membro non è pronto, si aspetta”.
Ma in particolare, soprattutto sulla sicurezza e sulla disputa nel Mar Cinese meridionale. Il Presidente Duterte, cha ha riavvicinato le Filippine alla Cina sulla questione, aveva espressamente dichiarato di volerla lasciar fuori dal Vertice in una dichiarazione alla vigilia e non l’ha menzionata nel discorso di apertura. I Paesi ASEAN hanno rimandato ogni accordo a un futuro codice di condotta. Soddisfatta è stata la Cina. La Xinhua, l’agenzia ufficiale cinese, ha elogiato il risultato del Vertice.

Shinzo Abe porta comunque a casa una dichiarazione dell’ASEAN sulla Corea del Nord. Il Giappone è al momento il più importante investitore diretto della regione, secondo i dati della Banca Asiatica dello Sviluppo, e sente sempre di più la concorrenza nell’area della Cina. Durante la visita di Duterte della precedente settimana a Tokyo, Abe aveva promesso consistenti investimenti proprio nelle Filippine, in particolare per la metropolitana di Manila, oltre a rifornimenti di mezzi per sorvegliare le acque territoriali filippine nel Mar cinese meridionale.

2. La Cina prende un porto in Sri Lanka. La Nuova Via della Seta.

Il progetto della nuova Via della Seta sta vedendo una frenetica attività economica e commerciale da parte della Cina. Lo Sri Lanka ha già consegnato un porto di acque profonde a una compagnia cinese.

L’accordo permette all’isola dell’Asia meridionale di portare respiro alle sue casse in difficoltà. Annunciato nel luglio scorso, l’accordo prevede che la Cina prenda possesso del porto meridionale di Hambantota per 1,12 miliardi di dollari. I cinesi potranno gestirlo per 99 anni. Il porto si trova lungo una delle rotte più trafficate al mondo e rappresenta una struttura importante per la strategia “Belt and Road” cinese, entrata di recente nello statuto del Pcc.

Nel novembre 2017, dopo 11 mesi di consultazioni per concludere che Cina e Russia sono i soli concorrenti al potere politico, economico e militare USA. Ma il problema, con l’amministrazione Trump, è imprevedibile. Ed ecco che la concorrenza diventa – nel linguaggio dell’ “America First” – una sfida “al potere, all’influenza e agi interessi americani”.

Subito, la Cina invita gli USA a mettere da parte la “mentalità da guerra fredda” e a accettare la sua fase di ascesa. Mentre la Russia definisce “di natura imperiale” il programma illustrato da Donald Trump.

Secondo il documento – che dichiaratamente trae ispirazione dall’”America First” e ambisce affidare coerenza alle politiche decisamente fluttuanti della Casa Bianca, Pechino e Mosca: “sono determinate a rendere le loro economie meno libere e meno oneste, a far crescere le loro forze armate, a controllare informazioni e dati per reprimere le loro società ed espandere la loro influenza, e a tentare di erodere la sicurezza e la prosperità del nostro Paese”. Come?, Attraverso lo sviluppo di “Armi e capacità avanzate, in grado di minacciare le infrastrutture e la nostra architettura di controllo e comando”.

3.  La Cina si avvicina.

Mentalità da Guerra Fredda, liquida Pechino. Prima l’ambasciata cinese a Washington dichiara: “La Cina, vuole coesistere con altri Paesi, inclusi gli Stati Uniti, ma gli Stati Uniti devono adattarsi e accettare lo sviluppo della Cina”. Commenti duri anche dal tabloid Global Times, che in un editoriale definisce la strategia di Washington “accecata dall’arroganza”, puntualizzando che il termine Cina, nel documento compare ben 33 volte. Fobie. “Il rapporto – scrive il Tabloid di Pechino – è manifestazione dell’atteggiamento dell’amministrazione Trump, che fa affidamento sul potere degli USA invece che sulle regole internazionali. L’insistenza di Washington sull’egemonia globale riflette la riluttanza di Washington ad accettare l’ascesa della Cina “.

E non solo della Cina: duro anche il commento del Cremlino, secondo cui il documento presentato da Trump ha “natura imperiale” e dimostra la ”mancata voglia” degli Stati Uniti di “rifiutare un mondo unipolare”, anche se il desiderio di cooperare con la Russia è qualcosa di positivo, dichiara il portavoce di Putin, Dimitri Peskov. E inoltre, “In campo mediatico e informatico, gli USA conducono una guerra ibrida, non dichiarata, contro la Russia ed ex-repubbliche sovietiche”, riferisce Sergej Naryshkin, capo dell’ SVR, i servizi di intelligence russa all’estero.

4. La riunione del “Parlamento “ cinese.

Siamo al 5 marzo corrente, quando si riunisce in Cina l’Assemblea nazionale del popolo, il “Parlamento” cinese. Si tratta di un evento annuale, chiamato “le due sezioni” perché è riunita anche l’Assemblea consultiva. L’appuntamento serve per ratificare quanto già stabilito dal Governo e precedentemente dal partito comunista cinese. Due sono i dati che attirano ogni attenzione maggiore: le stime sulla crescita e la spesa militare. Per quanto riguarda il primo aspetto la Cina prosegue sulla sua strada: “moderata prosperità”, “nuova normalità. L’obiettivo di crescita economica per il 2018 sarà “intorno al 6,5%” in linea con l’attesa ma al di sotto del 6,9% dell’anno precedente.

Il Target è stato presentato dal premier Li keqiang in un report. Aumento invece la spesa per la difesa che dal 7,6% passa a un più 8,1 rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso, l’annuncio è arrivato dal premier Li Keqiang, in vista dei “grandi cambiamenti nell’ambito della sicurezza nazionale”. Li Keqiang ha evidenziati l’importanza di migliorare “l’addestramento militare e la preparazione per un conflitto”.

5. Le due Coree

Per completezza, è necessario sottolineare che L’Asia, nello stesso tempo, annuncia una svolta imprevista, che potrebbe cambiare lo scenario dell’intero continente. Kim Jong-un, almeno in apparenza, sembrerebbe essere giunto all’appuntamento “in pace”. E, in effetti, la distensione olimpica sembra avere un futuro: nei colloqui in corso in Corea del Nord fra Kim Jong-un e la controparte Sud coreana, si sarebbero ottenuti dei risultati storici. Pyongyang sarebbe disposta a fermare i propri test e a mettere in discussione la propria corsa al nucleare se (un “se” da non poco) non sarà minacciata militarmente dalla Corea del Sud (cioè dagli Stati Uniti) durante un eventuale periodo di colloqui aperti anche a Washington. Inoltre, è stato concordato un meeting per la fine dell’aprile prossimo tra Kim Jong-un e Moon Jaee-in nel villaggio della pace di Panmunjeom al confine tra i due Stati, ma sul lato Sudcoreano. Se l’incontro avverrà sarà la prima volta di Kim Jong-un in Corea del Sus. Il comunicato diramato da Seul sui dialoghi in corso è ottimista. ”Il Nord ha mostrato volontà di denuclearizzare nella penisola coreana: se le minacce militari alla Corea del Nord diminuiscono e la sicurezza del regime è garantita, il Nord ha dimostrato che non ha motivo di conservare le armi nucleari”. Secondo l’Agenzia Nord coreana, Kim avrebbe dato vita a discussione “ a cuore aperto” con la controparte. A questo punto sono necessarie risposte ad alcuni elementi: cosa si sono detti in Corea del Nord e quale potrebbe essere, davvero, l’azione di Kim e cosa ne pensano, di tutto questo gli USA, perché nel “pacchetto” di stop ai test di Pyongyang c’è la garanzia per Kim di non sentirsi minacciato. Moon ha dato dimostrazione di saper placare gli istinti più beceri di Trump, ma basterà?

Procediamo con ordine: quella di Kim alla missione sudcoreana è stata un’accoglienza maestosa e i risultati gli stanno dando ragione. Questi eventi recenti testimoniano come quella pace olimpica – di cui tanto si è parlato, ma di cui si è sempre dubitato sulla “solidità “post giochi – potrebbe avere una sua continuità. Kim ha confermato quanto gli analisti osservano da qualche tempo: il leader della Corea del Nord vuole prima di tutto garantirsi l’esistenza, ovviamente da capo. Se USA e Corea del Sud dovessero sottoscrivere la condizione posta, cioè non minacciare il Nord, per Kim si tratterebbe di un grande risultato diplomatico cui potrebbe seguire un ufficiale stop al nucleare e un dialogo con Washington. Come il solito, in questo caso, bisognerà poi assicurarsi di una conseguente azione alle parole: nello stesso giorno 6, corrente mese, un Think Tank USA, avrebbe annunciato che – attraverso foto satellitari – il reattore nucleare Nordcoreano di Yongbyon continuerebbe a mostrare segnali di operatività. Vero o una mossa che anima scetticismo intorno a questa svolta coreana?

Perché è innegabile che data l’attuale situazione fra Nord e Sud il pallino sia stato ricacciato nelle mani americane. Gli USA da un’eventuale de-escalation potrebbero avere tutto da perdere: un “nemico“ esterno in meno e soprattutto un business di armi vendute in Asia che rischierebbe improvvisamene di avere minor motivo di esistenza. Trump non ha mancato di dire la sua via Twitter barcamenandosi fra speranza e sciagura: “Per la prima volta in molti anni sono stati fatti sforzi seri da tutte le parti interessate. Il mondo sta guardando e è in attesa!. Potrebbe essere una falsa speranza, ma gli Stati Uniti sono pronti ad andarci più forte in entrambe le direzioni”.

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Il Presidente delle Filippine Duterte

Il Presidente delle Filippine Duterte

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