GUERRA IN SIRIA E RIFORNIMENTI AI JIHADISTI SUNNITI

GUERRA IN SIRIA E RIFORNIMENTI AI JIHADISTI SUNNITI

IL generale Amos Yadin

Il generale Amos Yadin

Continua la difficile e complessa situazione in Medio Oriente per lo scontro tra Iran e Israele anche sul territorio della Siria….un aggiornamento.

Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini

Nel settembre scorso il quotidiano americano Washington rivela che “Good Neighbors” (Buoni Vicini) si chiama il programma israeliano avviato sin dall’inizio della guerra in Siria che garantisce assistenza ai jihadisti sunniti contrari a Damasco e ai civili siriani attraverso le linee armistiziali tra i due Paesi nel Golan occupato.

Tuttavia nel corso degli anni con questo programma, apparentemente solo umanitario, Israele sostiene di aver fornito sino ad oggi assistenza medica a circa 3 mila siriani nel Golan e di avere curato nei suoi ospedali centinaia di bambini feriti o ammalati ma tutto questo va oltre i rapporti di “buon vicinato” perché sembra preveda anche l’invio di carburante, generi alimentari e altri ”rifornimenti”. Il quotidiano americano aggiunge che lo scopo di tutto sia finalizzato a creare una “zona amica” fra Israele e Siria.

Grazie anche all’appoggio degli israeliani i jihadisti controllano ancora buona parte del lato siriano del confine tra i due Paesi e Israele intenderebbe impedire che gli equilibri attuali subiscano mutamenti.

Secondo il quotidiano americano almeno una dozzina di gruppi armati ha ottenuto un sostegno anche finanziario da Tel Aviv che, in cambio, ha avuto un maggiore accesso a informazioni d’intelligence necessarie per attuare la sua strategia in Siria.

In altri termini, i cosiddetti “ribelli” riferiscono a Israele dei movimenti dei combattenti degli sciiti libanesi di Hezb’Allah e dei volontari e consiglieri militari provenienti dall’Iran.

Non è da escludere che gli stessi “ribelli” forniscano a Tel Aviv informazioni utili per colpire i (presunti) convogli di armi per Hezb’Allah presi di mira dall’aviazione israeliana dal 2013 in poi e altri obiettivi in Siria.

L’ultimo attacco risale all’8 settembre e ha colpito una struttura militare per la produzione di razzi a Maysaf, nei pressi di Hama.

Israele ha bocciato, infatti, gli accordi di “de escalation”, finalizzati nel luglio scorso da Mosca e Ankara che hanno portato a una tregua parziale in Siria, ritenendo che la tregua favorirebbe i “progetti” di Hezb’Allah e Iran di stabilire basi a ridosso del Golan.

Non sarebbero stati dunque colpi erranti i cinque razzi di Hezb’Allah che colpiscono il versante occidentale del Golan siriano occupato da Israele.

Lo sostiene il ministro israeliano Avigdor Lieberman, avvicinando di fatto la nuova guerra di cui si parla da tempo fra Israele e il movimento sciita libanese.

“Il fuoco lungo la frontiera è stato ordinato da Hassan Nasrallah” dichiara il 23 ottobre Lieberman che ritiene responsabile dell’attacco il presidente siriano Bashar Assad. In realtà nessun dato è fornito in merito.

Di fatto, conta l’escalation di attacchi e rappresaglie fra Israele, Damasco e Hezb’Allah, presente con migliaia di combattenti a sostegno dell’esercito governativo impegnato contro le organizzazioni jihadiste e qaediste che controllano ancora porzioni del Paese.

Subito dopo i razzi caduti nel Golan, Israele ha distrutto tre automezzi dell’artiglieria siriana e il precedente giorno aveva colpito una batteria aerea nei pressi di Damasco che aveva sparato un missile SA5 contro alcuni caccia aerei israeliani che – come di consueto – avevano violato lo spazio aereo siriano e libanese.

In merito, Israele dichiara che gli aerei erano in missione di ricognizione e sarebbero tornati indenni alla base.

Dall’altra parte, Hezb’Allah dichiara che in realtà, come al solito, i caccia intendevano bombardare obiettivi siriani ma hanno incontrato un’inedita e pronta reazione della difesa antiaerea, migliorata negli ultimi mesi grazie all’aiuto iraniano.

Di certo, comunque, quando ci sarà, il conflitto coinvolgerà oltre al Libano anche la Siria, come lo stesso Lieberman aveva affermato pochi giorni addietro parlando di “un fronte unico”.

Il governo Netanyahu e l’ex generale Amos Yadin, ora analista militare, sostengono che il presidente siriano, forte dei successi militari ottenuti contro i nemici interni, appoggiato da Iran e Russia, si sarebbe fatto “più intraprendente” e quindi più pronto a rispondere militarmente ai rai aerei israeliani.

Per Israele in realtà il vero obiettivo è l’Iran, al quale, ha detto il premier israeliano al ministro degli esteri russo Shoigu, non intende consentire una presenza a ridosso del Golan e più in generale in Siria.

Per ora Tel Aviv fa pressioni su Mosca affinché costringa Teheran a farsi da parte e i media locali sostengono che i russi avrebbero mostrato comprensione per la posizione israeliana.

©www.osservatorioanalitico.com – Riproduzione riservata

Le alture del Golan

Le alture del Golan

Comments are closed.