I CONFLITTI NASCOSTI. BURKINA FASO

I CONFLITTI NASCOSTI. BURKINA FASO

 

 

Burkina Faso

Burkina Faso

Conflitti nascosti, conflitti dimenticati. Altra spinta all’immigrazione in Europa…Burkina Faso: altra guerra nell’Africa sub sahariana sta per scoppiare?

Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini

Con sospetto tempismo rispetto alle elezioni legislative e presidenziali programmate l’11 ottobre, il 17 settembre un colpo di Stato riporta il Burkina Faso al passato.

Gilbert Dienderé, ex capo di stato maggiore e braccio armato del dittatore Blaisé Compaoré, spalleggiato da militari del Reggimento della Guardia Presidenziale, irrompe nel palazzo governativo della capitale Ouagadougou dove era in corso il consiglio dei ministri.

Scioglie Governo e Consiglio Nazionale di Transizione, sequestra il presidente Michel Kafando, il primo ministro Isaac Zida e altri esponenti governativi.

Inoltre, impone la chiusura delle frontiere di terra e mare, il coprifuoco, l’oscuramento dei media e la repressione di ogni manifestazione.

Avviene a poco meno di un anno dal colpo di Stato contro Compaoré che dopo aver guidato il Paese per 27 anni protetto dall’ R.S.P. e una rete di fedelissimi era pronto ad approvare un emendamento della Costituzione per un’altra sua candidatura.

Dienderé, a capo del neonato gruppo Consiglio Nazionale della Democrazia, assume il potere mentre in tutto il Paese esplodono proteste attivate dai social network che chiamano la popolazione a una resistenza senza tregua e alla mobilitazione della Commissione Nazionale per la Riconciliazione.

Il generale Zagré, capo di stato maggiore dell’esercito, interviene con un comunicato di condanna delle violenze contro la popolazione prendendo le distanze dall’SRP e dal generale Dienderé.

Dal giorno dopo il golpe i presidenti di Senegal, Macky Sall, e Benin, Boni Yayi, si riuniscono all’Hotel Laica di Ouagadougou per tentare una mediazione.

Contestualmente all’evento, Compaoré lascia il Marocco e si sposta nel Congo-Brazaville.

Si apre in Africa un altro focolaio di crisi che richiamerà i consueti attori esterni pronti a offrirsi per missioni di peace-keeping o aiuti umanitari.

Probabilmente fra i protagonisti potrebbe esserci la Francia, in passato vicina a Compaoré.

In Africa Parigi ha una base militare nella capitale del Burkina e può contare anche sulle altre dislocate nell’intero continente.

Presenza militare francese in Africa

Presenza militare francese in Africa (Fonte: Ministero della Difesa francese)

Le basi sono in:

  • Mauritania ad Atar;
  • Senegal a Dakar;
  • Costa d’Avorio ad Abijian, dove Parigi interviene ad aprile 2011 con la Forza Licorne di 1.650 soldati a sostegno dei caschi blu dell’UNOCI, la missione ONU, per bombardare le truppe del Presidente ivoriano uscente, Laurent Gbagbo, che rifiutava di cedere il potere al suo rivale Alessane Ouattra, riconosciuto vincitore delle elezioni del novembre 2010. L’operazione, giustificata con un’estensiva interpretazione della Risoluzione 1975/2011 del Consiglio di Sicurezza ONU, è coeva all’intervento in Libia;
  • Niger a Niamey, insieme agli USA, e D’amena;
  • Mali a Gao e Tessalit, altro Paese dove la Francia interviene nel gennaio 2013 per una missione di peace keeping prevista per 6 mesi e ancora in corso. L’ulteriore conflitto in Africa, dopo i due in Libia e Costa d’Avorio oltre quella in Siria con il Gruppo degli Amici della Siria, nasce su richiesta del presidente Dioncoundera Traoré per l’assalto portato nel Paese dall’MLNA, il Movimento per la Liberazione Nazionale Azawad, formato da etnie berbera e tuareg, e da organizzazioni qaediste come Al Qaeda in the Islamic Maghreb, Ansar e-Dine e Mujao. L’operazione, avallata da ONU e USA, in realtà mira al sottosuolo del Mali, ricco di giacimenti di oro, petrolio, gas e soprattutto di uranio che serve alla Francia per alimentare le 60 centrali nucleari dipendenti dall’uranio africano;
  • Congo a Libreville;
  • Chad a N’Djamen, con gli USA, Abéché e Fra Largeau e Zouar;
  • a Gibuti nella capitale, con gli USA.

La situazione presenta diverse linee di frattura.

La forzata deposizione di Compaoré fu accompagnata da una campagna mediatica che indicava in lui il mentore dell’assassinio del leader Thomas Sankara, il rivoluzionario che fra il 1983 e la sua uccisione 4 anni dopo riformò il Paese sul piano socio-economico.

Secondo questa campagna Diederé sarebbe stato l’autore dell’arresto di Sankara e della successiva morte.

Dalla rivolta del 2014 si è lacerato il rapporto tra le forze armate, in particolare il RAP, e la società civile, che richiede lo smantellamento del Reggimento, considerato il braccio armato del precedente presidente.

E’ in corso il dibattito sui crimini impuniti del regime passato in una società che in questo ultimo anno ha ripreso vigore e attraverso i media è in grado di mobilitarsi.

La decisione del colpo di Stato potrebbe essere stata assunta ad aprile, quando il parlamento transitorio approva un modulo elettorale che vieta la candidatura di esponenti risultati favorevoli al progetto di riforma preparato da Compaoré per restare al potere.

E proprio poche settimane prima il consiglio costituzionale esclude dalla competizione elettorale diversi candidati.

Un’altra guerra ha inizio.

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