Marocco: un’occasione di sviluppo per le aziende italiane?

Marocco: un’occasione di sviluppo per le aziende italiane?

Paese con ampi margini di crescita. Potenzialità notevoli di sviluppo per piccole e medie imprese, ma senza supporto finanziario del sistema bancario può essere solo un miraggio…

Il Governo Letta continua a fare riferimenti alla necessità di crescita economica dell’Italia, che ormai stagna da troppi anni, per insipienza (o noncuranza o altro) dei politici di turno e di un’Europa matrigna che ha fatto dell’austerità un totem…errando… se persino il FMI ha riconosciuto gli errori macroscopici internazionali e europei nella gestione della crisi greca. Christine Lagarde, a capo del FMI, ha chiesto scusa! Non è con le scuse che si ricostruisce un’economia greca ormai andata a fondo in nome della ricerca di un’austerità di conti pubblici che non ha paragone nel passato. Gli esperti non hanno saputo fare bene il loro mestiere oppure altri interessi non confessabili hanno dominato le scelte catastrofiche fatte. Tertium non datur. In un caso o nell’altro andrebbero cacciati via.

Per tornare all’Italia, che ha un bisogno disperato di crescita e di creazione di posti di lavoro soprattutto per i giovani, è indubbio che il Marocco si presenti come un territorio dove le aziende italiane, già attive, e altre nel futuro, possano avere notevoli soddisfazioni in termini di espansione del fatturato.

Un recente convegno a Roma (6 giugno) organizzato all’Istituto Affari Internazioni (IAI) e dal SRM, Centro di Studi collegato al Gruppo Intesa San Paolo, nel presentare un Outllook: il business italiano in Marocco *, ha ben messo in rilievo le possibilità offerte dal Marocco per una presenza italiana, attualmente considerata molto sottopotenziata.

Lo studio è un secondo lavoro (il primo sulla Turchia) realizzato dall’Osservatorio Mediterraneo del SRM nel quadro di un programma pluriennale di analisi della presenza imprenditoriale italiana sulla sponda sud del Mediterraneo, partendo da una analisi microeconomica per arrivare ad una valutazione macroeconomica del valore business italiano nei Paesi Med.

L’Italia è il quinto partner commerciale del Marocco: sono presenti già 140 imprese italiane con un giro d’affari di quasi un miliardo di euro, in particolare nei settori dei prodotti metalliferi, dei macchinari e dei mezzi di trasporto e 7.000 addetti. Gli investimenti Diretti Esteri italiani in Marocco ammontano a circa 500 milioni di euro, secondo quanto indicato nel Rapporto. La Francia è per il momento in miglior posizione: 1.000 aziende con 115.000 impiegati e un fatturato di 23 miliardi l’anno. Nonostante questa realtà, occorre dire che c’è ancora notevole spazio per incrementare le cifre da parte dell’Italia.

Il Marocco, infatti, con una posizione geostrategica molto interessante in quanto mediterraneo e atlantico, ha fatto e sta facendo notevoli sforzi per la crescita e per imporre il suo ruolo nel Nord Africa, collocandosi al terzo posto in quella regione per le dimensioni della propria economia, dopo Egitto (da rivedere la posizione egiziana nell’immediato futuro) e Algeria.

Il Paese è attualmente in forte crescita (4% per l’anno in corso e previsioni del 4,7% per il 2014) e la sua apertura internazionale è notevole. Tra l’altro basti pensare al ruolo che tende a dare al porto di Tangeri, secondo polo commerciale marocchino, con il progetto Tanger Med II, che avrà ben due terminal per una capacità totale di 5.000 container (8.000 potenziali): il progetto eleverà Tangeri a uno dei primi 10 porti al mondo e certamente uno, se non il primo del Mediterraneo, facendo una concorrenza serrata a quelli italiani tra i quali Gioia Tauro, attualmente in netta decadenza.

La linea aerea nazionale Air Morocco ha fatto dello scalo di Casablanca un importante hub per volare verso tutte le destinazioni africane, a nord e a sud del Sahara.

Il Marocco rappresenta dunque per le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie, una specie di Eldorado, a detta dei rappresentanti istituzionali del Ministero dello Sviluppo e di quello degli Esteri, che si sono succeduti al microfono del Convegno, i quali hanno anche sottolineato che al Consolato Generale d’Italia a Casablanca è stato istituito uno Sportello Sistema Italia per agevolare e supportare le aziende italiane che intendano operare in Marocco. Lodevole iniziativa istituzionale, ma una domanda sorge spontanea: ben sappiamo che le piccole e medie imprese italiane sono in grande sofferenza per vari motivi (crollo dei consumi, mancato credito da parte delle banche, mancati pagamenti da parte dello Stato per lavori fatti e consegnati): come possono affrontare una corretta espansione a sud del Mediterraneo dove il PIL di quei Paesi è in crescita, mentre il sistema dei paesi industrializzati è fermo per una vischiosità interna di difficile rimozione? Non basta sicuramente uno Sportello per fare ‘sistema’.

E’ vero che in quella regione vi sono margini ampi di crescita ma occorrono finanziamenti per poter operare specialmente quando si impianta una nuova attività fuori confine e non basta il pacchetto di incentivi che lo stato ricevente mette a disposizione degli stranieri che investano sul suo territorio.

Il Marocco gode di una notevole stabilità interna attualmente anche se ci sono motivi di attenzione: la rivolta dei saharawi dell’ottobre 2010 che protestano contro le discriminazioni alle quali sono sottoposti come gruppo minoritario; le manifestazioni del 2012 contro il governo di Abdelilah Benkirane, un leader islamista moderato che ha vinto le elezioni politiche. Da non dimenticare poi che il Marocco è un Paese ‘giovane’: circa un terzo della popolazione va dai 15 ai 35 anni e il tasso di disoccupazione sale al 30% per questa fascia d’età…quasi come i Paesi a nord del Mediterraneo e come tutti gli altri della sponda sud. Una ditta che si espanda in Marocco deve anche valutare i rischi locali dell’investimento: è indubbio che in quell’area però il Marocco rappresenti uno degli stati più stabili e condotto con mano ferma ma illuminata dal re Mohamed VI.

I margini di crescita sono ampi. Se gli investimenti stranieri portano occupazione contribuiranno proprio al mantenimento della stabilità interna evitando le consuete ‘rivolte del pane’ da parte di chi non lo ha; rivolte così frequenti nel passato e in un presente di cosiddetta ‘primavera araba’, in altri territori anche contigui.

Il Marocco: un Paese da seguire con grande interesse.

* La sintesi del Rapporto è scaricabile gratuitamente dal sito: www.srm-med.com. Il Rapporto intero è a pagamento (euro 185).

Articolo originariamente pubblicato in www.horsemoonpost.com il 10 giugno 2013

Per i problemi saharawi v. in questo sito gli articoli di Aldo Madia

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