
Debbo dire che la lettura dello Statuto del Board è molto interessante ma lascia terribilmente perplessi, se considerato nel quadro strategico dell’ordine mondiale.
Le dichiarazioni del Preambolo, coniugate con i 13 capitoli successivi (e 13 articoli strutturati), fanno molto riflettere. Dunque una pace durevole, secondo quanto dichiarato nelle prime due righe dello Statuto richiede, tra l’altro, a parte valutazioni pragmatiche e soluzioni di buon senso, il ‘coraggio’ (sic) di allontanarsi da approcci e istituzioni che hanno troppo spesso fallito.
Quindi il riferimento principale sottinteso, ma non troppo, sarebbero le Nazioni Unite e non solo, se così si interpretano le righe successive, dove si riconosce che una pace duratura si radica quando il popolo ha il potere di assumere il possesso e la responsabilità del proprio futuro.
Alla fine del preambolo, lo Statuto dichiara che gli Stati che decidono di unirsi in una coalizione disposta a impegnarsi in una cooperazione pratica e in una azione costruttiva, guidati da consapevolezza e rispettando la giustizia, adottano pienamente le regole del Board of Peace, come lì esposte. Attenzione però: su invito del Presidente dello stesso Consiglio.
Quale è la missione dichiarata? L’art. 1 stabilisce che il Board è una organizzazione internazionale che cerca di promuovere stabilità e assicurare una pace duratura in aree interessate da conflitti o vi è minaccia che possano averne. L’art.9 stabilisce che il Presidente è autorizzato, a nome del Board, a adottare risoluzioni o altre direttive previste nello Statuto per realizzarne la missione, come indicata nell’art.1.
Gli Stati che aderiscono a questa nuova realtà ne diventano membri per soli tre anni a meno che non versino un milione di dollari al Board entro il suo primo anno di vita e, in virtù di questa ‘dazione’, il limite temporale di appartenenza sparisce. Per quanto riguarda poi le spese di funzionamento amministrativo del consesso e dei suoi organi, nello Statuto si fa riferimento a contributi finanziari volontari da parte degli Stati Membri, altre organizzazioni o altre fonti (sic). Quindi il contributo eventuale versato da alcuni Stati, se presente, non servirebbe al mantenimento degli organi del Board, ma a operare per costruire la pace laddove i conflitti sono stati o sono presenti. Ma dopo la pace occorre ricostruire…con una ripresa molto interessante dell’economia, non solo nei territori interessati.
E’ stabilito all’art. 3.2 che Donald Trump sarà il primo Presidente del Board e agirà anche come primo rappresentante degli Stati Uniti. Doppia veste.
Quali sono dunque i poteri del Presidente del Board? Praticamente è il padrone assoluto del consesso. Può invitare importanti organizzazioni regionali di integrazione ‘economica’ a partecipare ai lavori del Board, nei termini e alle condizioni che egli stesso ravviserà appropriate. Allo stesso tempo avrà l’autorità esclusiva di creare, modificare o dissolvere ‘entità’ sussidiarie, se necessario o appropriato, per adempiere alla missione del Board. Se poi, a una votazione si avrà una parità di voti, allora il Presidente può votare per dirimere la questione. Attenzione: Trump ha due voti, uno come rappresentante degli USA e, nel caso serva, come Presidente del Board.
Su invito di Trump, come previsto presidente in pectore, ma in realtà già in funzione, ben 22 stati hanno aderito a Davos al Board: Bahrein, Marocco, Argentina, Armenia, Azerbaijan, Belgio, Bulgaria, Egitto, Ungheria, Indonesia, Giordania, Kazakistan, Kosovo, Mongolia, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Uzbekistan. Israele avrebbe accettato l’invito.
Interessante notare che Stati della regione mediorientale sono ampiamente presenti insieme ad altri che hanno anch’essi prevalenza musulmana. Ed è chiara la ragione: desiderio di avere una regione pacificata per fare in modo che l’economia reale riprenda e con la ricostruzione di Gaza, distrutta al 90%, gli affari sono consistenti. Ci sono ampie possibilità di guadagno per tutti, in primis per chi rappresenta nel Board gli USA, cioè lo stesso Presidente del Board.
Ci saranno poi ampi lavori di ricostruzione in Ucraina, una volta che Zelensky comprenda che ormai deve cedere il Donbass, perché Mosca sta vincendo e che anche coloro che hanno aiutato fino a questi giorni Kiev, iniziano a esserne stanchi, soprattutto l’Europa, dopo le sue infelici dichiarazioni, probabilmente influenzato da quel che pensa Trump sull’Europa, da lui ritenuta debole.
Analizzando a fondo le parole dello Statuto del Board, è chiaro il valore politico internazionale che Trump vuole dare ufficialmente alla sua iniziativa ma è molto chiaro altresì che in realtà ci sono forti chiari interessi economici alla base dell’iniziativa. E’ altresì evidente che l’interesse comune tra i membri del consesso nelle ricostruzioni può fare muro a sgradite presenze economiche di Paesi non membri del Board, in primis da Trump che chiaramente ha il potere, a norma di Statuto, di accettare o non accettare presenze attive, anche economiche, volendo, degli stessi stati membri.
Molti hanno visto questa iniziativa di The Donald come un tentativo di porre gli USA e questo consesso al posto delle Nazioni Unite. Forse.
Al momento sembra molto difficile ma se il Board avrà un forte successo nell’imporre la pace, insieme a una folgorante ripresa economica in due regioni importanti per la politica internazionale, il Consiglio per la Pace trumpiano potrebbe tentare di farlo.
Per Gaza, però, che ne pensa Hamas? Pensiero non pervenuto, al momento in cui si scrive.
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