Nelle ultime due settimane l’Iran è tornato sulle prime pagine dei giornali italiani e stranieri.

Il sistema economico ha messo in ginocchio il regime teocratico. L’inflazione è a più del 40% e nelle due ultime settimane sembra peggiorata. Non è un caso che le dimostrazioni del dicembre 2025 siano state iniziate da commercianti, cioè dalla forza economica prorompente del Bazar.
Anche nel 1979 iniziò così, con inflazione alta, Bazar in subbuglio e a tratti chiuso. Furono i ‘Bazari’ a condurre le prima manifestazioni e a sollevare il popolo. Ancora una volta il sistema economico fallimentare è il più grande nemico di un regime politico in atto. Allora, però, a un certo punto delle manifestazioni, l’esercito fece fronte comune con i manifestanti e i soldati in gran numero non restarono fedeli al regime dello Shah. La Savak, uno dei due servizi di sicurezza dello Shah, non proprio segreti ma crudelmente repressivi, rimase solo in piccola parte fedele. La Guardia Imperiale resistette ma perse molti uomini. Quel che era rimasto della Guardia fu poi sciolto con l’avvento di Khomeini.
Tenendo comunque a mente i fatti del 1978/9, occorre analizzare quanto sta succedendo ora, forti dimostrazioni per la quinta volta negli ultimi 9 anni, cercando di poter comprendere un futuro, certamente oscuro.
Le proteste montano. Sono una minaccia per il Paese ma quanto riusciranno a far cambiare in qualche modo il regime teocratico? I manifestanti hanno messo a ferro e fuoco un edificio municipale a Karaj, cittadina vicina a Teheran. Probabilmente era uno dei tanti posti dove non vi si svolgevano solo innocenti pratiche amministrative, ma più crudeli arresti. E sono tanti gli edifici che contraddistinguono la capacità di forte repressione del regime. Non sappiamo se altri siano stati incendiati, ma è molto probabile. Dai pochi video giunti, considerata la interruzione, ormai di giorni, di internet, si vedono parecchi fuochi e sembra siano solo di macchine o bus ma non si comprende realmente.
Le Autorità governative, incluso l’ayatollah Ali Khamenei, Suprema Guida dell’Iran, hanno dichiarato di aver arrestato più di 3.000 dimostranti…e che i morti sono tra i 12.000 e i 20.000, numeri non controllati o controllabili. Gli arrestati, nelle dichiarazioni ufficiali, sarebbero tutti terroristi.
Il 14 gennaio è arrivata la dichiarazione che 200 dimostranti, già previsti per l’esecuzione capitale, non saranno…per ora, almeno, impiccati. Non giurerei sul futuro. E per il momento il presidente Trump avrebbe sospeso un intervento in Iran. E’ d’obbligo usare il condizionale nell’analizzare i fatti di questi giorni.
E’ interessante il monito del presidente americano ai dimostranti e il suo auspicio affinché essi prendano possesso delle istituzioni. Ha promesso che un ‘aiuto’ è sulla via di essere dato ma non ha specificato. Che tipo di aiuto? Già gli Stati Uniti fecero un grande sbaglio nel 1979. Quando Shapur Bakhtiar, nazionalista, divenne primo ministro, pensarono che, con la partenza dello Shah (16 gennaio 1979) e con questo nuovo governo, le manifestazioni sarebbero terminate e sarebbe iniziato un nuovo percorso politico. Ma Khomeyni, tornato in patria con gli onori francesi e americani, nominò un nuovo primo ministro, Mehdi Barzargan. Appena sceso dall’aereo, il 31 gennaio 1979, si recò al cimitero dei martiri, Behesht Zahra, in Teheran, in mezzo a una folla plaudente e inneggiante. Ero tra quella folla: mi chiedevo cosa stava per succedere in realtà. Solo questo particolare doveva far comprendere a Stati Uniti, Francia e Inghilterra che il vero potere sarebbe stato esercitato dal Sayyed Ruhollah Moussavi, nativo del villaggio di Khomeyn.
Il 30 marzo 1979 nacque la Repubblica Islamica per volere del popolo iraniano: questa è la tradizione storica.
Ora quello stesso popolo, certo molto più giovane di quello che sancì la Repubblica Islamica, dovrebbe cercare di abbattere quel regime voluto quasi 50 anni fa. Ma che pensano questi dimostranti di quel periodo, che sanno di come in realtà il regime politico imperiale fosse anch’esso assai duro?
Si sa se vi è qualcuno che possa prendere le redini di un governo non teocratico in Iran? Al momento sembra di no.
Il Ministro degli Esteri iraniano sostiene che l’Iran è pronto a ‘parlare’ con un dialogo basato sulla dignità, reciproco rispetto e tutela degli interessi nazionali iraniani ma non specifica in qual senso rispondere alle richieste degli Stati Uniti mentre Khamenei ha dichiarato che Usa e Israele sono i ‘responsabili’ per l’uccisione di migliaia di cittadini di Teheran, avendo fomentato sul territorio le dimostrazioni e diretto le relative operazioni e avendo ‘equipaggiato, finanziato e addestrato’ i dimostranti. Dopo aver dato del ‘criminale’ a Trump, ha con chiarezza detto che le autorità iraniane non porteranno il Paese alla guerra ma non lasceranno impuniti criminali interni e internazionali. Dichiarazioni in netto contrasto con quelle, solo apparentemente più concilianti, del Ministro degli Esteri.
Reza Ciro, Principe ereditario, figlio del defunto Shah Pahlavi, in teoria pretendente futuro Shah, sta rilasciando varie interviste, dichiarandosi pronto a gestire, quanto meno, un periodo di transizione. Ma ha lasciato l’Iran molto giovane e non lo conosce materialmente. Vero è che è sempre stato in mezzo a espatriati iraniani e ha organizzato associazioni ma ha anche ormai una certa età, nato nel 1960, e dubito che possa veramente comprendere quel che si agita nella sua terra d’origine. Inoltre, sembra molto poco probabile che possa essere accettato dalla maggioranza della popolazione iraniana, anche se si sono visti dimostranti agitare sue fotografie o quelle del padre. E’, peraltro, interessante la sua recentissima dichiarazione secondo la quale parte dell’esercito sarebbe dalla sua parte. E’ così o lo spera, ripensando a quel che successo con suo padre?
Dovrebbe però avere il sostegno, innanzi tutto militare, oltre a quello politico-economico degli Stati Uniti ma come accoglierebbero Cina e Russia questa mossa del Pahlavi e di Trump?
La situazione è molto complicata e al momento sembra difficile prevedere una qualsiasi soluzione, anche tenendo in conto del fatto che l’Iran, in questo momento della sua storia, è debole, come mai prima, politicamente e economicamente, ma è al centro di forti interessi internazionali nella nuova geopolitica del potere internazionale.
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